ARRIVA IL VINO DAI GRAPPOLI GHIACCIATI di Marika Socci

Crioestrazione, vino dai grappoli congelati: "Ho realizzato il mio sogno di vivere di passioni".

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Da queste parti ci si sfida a produrre il miglior Verdicchio. Ha iniziato il nonno di Marika, poi il padre e ora lei. Quando è stata licenziata dal suo lavoro in ufficio, l'unico a gioire è stato il padre. Lei, giunta in azienda, ha abbracciato la sfida: fare in soli 3 ettari tre eccellenze di vino e puntare al mercato dell'alta qualità. Così ha puntato, nell'incredulità di tutti, alla crioestrazione selettiva. Ha preso i grappoli delle sue uve e li ha congelati. La pressatura delle uve avverrà quindi con i chicchi congelati.

Il risultato è un Verdicchio Castelli di Jesi doc classico superiore Marika, "semplicemente un vino differente", spiega l'autrice di questa innovazione nella tradizione del Verdicchio. "Otteniamo - dice Marika - un vino esigente con sfumature di Verdicchio e aromi inaspettati che arricchiscono il bouquet dei profumi, le caratteristiche organolettiche di questo vino. E' vinificato in purezza ed è talmente un vino differente, che la gente non crede possa essere Verdicchio".

La produzione è molto limitata poiché la criomacerazione determina una resa per ettaro molto bassa rispetto alle lavorazioni classiche. Inoltre produce molto prodotto di scarto, perché quando le uve entrano in pressa, sono ancora parzialmente congelate, quindi tutta la componente solida non entrerà a far parte del vino. Ma ne vale la pena poiché, a basse temperature, gli enzimi responsabili dell'ossidazione sono tutti completamente disattivati, viene così preservata al massimo la componente aromatica dell'uva. Ed essendo che molta più acqua viene espulsa per via del congelamento, il mosto che si ottiene è molto più concentrato di qualsiasi altro vino, ottenuto attraverso procedimenti comuni.

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